L’ Amore è come un piatto di bucatini cucinato a New York.

Si può dire di essere felici senza aver mai provato la felicità?

Dice fatteli due bucatini al sugo a Manhattan e poi vedi come ti avvicini alla felicità.

Ti avvicini,la sfiori…non è la gioia perfetta,si sa,proprio come la cottura della pasta in un altro continente.

Ma a vedere quei vermi un po’ molli e teneri,a riconoscerne le fattezze ma non il colore denso ed originale,a sapere che non è il sugo di nonna quello che li sta sporcado,credetemi il cuore vi si scalda comunque.

Mi ricordo bene il giorno in cui ho cucinato questi bucatini al settimo piano di un palazzo nell’Upper East,è stato poco tempo fa ma la mia memoria sarebbe stata vivida anche se fosse successo molti anni fa.

Stavo assai attenta alla cottura della pasta,a dosare il sale che insaporisce di meno,a tagliare quelle cipolline perfette,a mischiare il sugo che era di un carminio brillante.

Proseguivo con azioni quotidiane ma giuro che era come se stessi cucinando una pasta per la prima volta in vita mia.

E mentre scandivo i ritmi della preparazione pensavo ad una cosa,quasi ossessionata,con la stessa premura e meticolosità che si ha in quei secondi fatali in cui il soffritto da dorato diviene scuro ed immangiabile.

Pensavo che l’Amore è come un piatto di bucatini cucinati a New York City.

Si sa perfettamente che il sapore,il gusto,i colori non saranno mai quelli ideali ma ci si prova in tutti i modi possibili a far riuscire bene il piatto; ci si impegna,si cercano idee e motivi nuovi per mischiare gli ingredienti sebbene questi non siano quelli consueti.

Ci si ingegna,si inventa,si prova.

Un po’ impacciati ma dedicati e forse anche delusi ma al contempo pieni di speranza,colmi di curiosità ed aspettative.

Io ho provato anche un po’ di rabbia,lo ammetto.

E’ successo quando ho capito che le cose non stavano andando come sarebbero dovute andare: la pasta non teneva la cottura,il pomodoro era così dolce ed artefatto,il sale non bastava mai e avevo esagerato con una salsa piccante che speravo desse vivacità a quel sugo da mensa dell’asilo.

Ma ci speravo ancora perchè oramai i bucatini erano scolati,andavano conditi,la fame c’era e non aveva intenzione alcuna di fare la sofista culinaria.

E quindi ho impiattato quel pasto improbabile,in piatti fondi del colore di un cielo plumbeo a Venezia.

Pensavo di aver fallito come cuoca eppure mi attraversò la luce di una morale favolistica per me come donna.

Forme,gusti,colori,profumi,fattezze…che illusioni,che superficialità.

Avevo preparato qualcosa da mangiare,avevo compiuto un gesto che si voleva avvicinare all’Amore.

Non era l’archetipo dei bucatini tradizionali,non era una pastasciutta modello,sensibilmente se ne sarebbero potuti accorgere tutti.

Ma sulla terrazza di quel settimo piano,di quel meraviglioso palazzo di Manhattan,io credo che il concetto di perfezione gastronomica non interessasse a nessuno.

E quindi ecco perchè paragono l’amore ai bucatini di NYC.

Perchè fermarsi all’apparenza,al limite dell’impatto visivo,alla fissazione per qualcosa?

Ciò per cui ci si innamora non dovrebbe per forza essere perfetto,da manuale.

Ciò per cui ci si innamora dovrebbe essere reso perfetto dal contesto,dall’attimo,dall’abbandono di regole e pregiudizi; dalla dedizione,dal fascino di una sfida semplice,dalla conquista di un obiettivo differente.

Ciò per cui ci si innamora dovrebbe essere come una fame incontrollabile,una passione che fa chiudere un occhio sui tempi di cottura,un sentimento che non bada al pizzico di sale in più nel pomodoro.

Perchè,credetemi,anche se quella pasta era un po’ scotta e peculiare,mangiarla abbracciati da tetti e grattacieli in una delle città più meravigliose al mondo è stato qualcosa di indescrivibile e unico: sì,forse proprio così,proprio come quando ci si innamora.

 

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3 commenti su “L’ Amore è come un piatto di bucatini cucinato a New York.

  1. tilladurieux ha detto:

    Non stento affatto a credere che quella pasta mangiata a NY sia stata meravigliosa. Credo che per me sarebbe stato buonissimo anche un panino del giorno prima scaldato al micro, purchè in America.

    Quando ho tentatp di spiegare che ci si può innamorare anche di chi non ci piace, anche di chi non si conosce a menadito, m’è stato consigliato di rivolgermi ad uno specialista.

    • isoladellecolline ha detto:

      Allora consigliamo uno bravo anche a Franzen che sostiene questo: “Nice people don’t necessarily fall in love with nice people”.
      Io sono convinta e anzi,fermamente convinta che il temperamento si possa modellare quando si accetta il carattere di qualcuno.
      Alcune persone che mi raccontano con parole da favola “Io non ho mai avuto dubbi. Lui è stato il primo e l’unico ma SONO SICURA sia lui” mi fanno tremendamente paura.
      Sentimenti perfetti? Passioni da manuale? Io consiglierei a queste persone uno specialista.

      • tilladurieux ha detto:

        Vedi perchè mi sono sentita subito a mio agio tra queste pagine?
        La ricerca della “persona perfetta” (che però poi si rivela sempre fallimentare per chi pensa d’averla trovata) mi fa comprendere che non s’è compreso nulla.

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