Sonata Amarcord in cabina telefonica maggiore.

Vorrei poter evitare i social networks: i vostri vuoti “mi piace”,il sapere dove diavolo siete,gli status inutili e criptati che scrivete.

Vorrei non pendere dai retweets,dalle emails,dai messaggi privati che nessuno legge (quasi) mai.

Non vorrei vedere le vostre facce taggate,le foto dei vostri cibi magicamente vintage,filtrati e sfuocati,i biancoenero che rendono tutti belli e la continua gara fotografica tra chi ha il segno del costume più evidente o l’addome più scolpito.

Non vorrei più dover carpire il significato di una canzone,di un testo,di una parola da un link del tubo più famoso dell’universo. Una volta ho dovuto tradurre una canzone dall’islandese per sperare in un’interpretazione a me favorevole,raggiunsi livelli disperati. (Sia pur sempre lode ai Sigur Ros).

Non vorrei sapervi a feste senza preavviso,non vorrei dover rifiutare eventi galattici in luoghi irraggiungibili ed improbabili e per la cronaca no,non consulto biscotti della fortuna digitali nè coltivo orti con verdure immaginarie.

Io vorrei avere dei gettoni per poter chiamare tutti dalle cabine a casa e chiedere: “Salve,sono Roberta potrei gentilmente parlare con…?”.

Vorrei sfogliare un album di fotografie,di quelli veri,rilegati. Lo vorrei poter sfogliare da seduta,tenendolo sulle ginocchia,mentre mi raccontate di come e quando avete scattato quella foto indelebile e mi versate un po’ di lemonsoda fresca.

I vostri volti li vorrei vedere attraverso il vetro di un calice da bere insieme; a distanza minima di dieci centimetri,gomiti attaccati,sguardi fissi,profumi personali percettibili.

E le canzoni vorrei che fossero serenate dirette o impacciate ma al contempo chiare,efficaci,disarmanti.

Le feste vorrei che non fossero eventi epocali ma inattese ed improvvisate perchè,a farle divenire indimenticabili,basterà un’aglio e olio da manuale,dei sorrisi ariosi e della birra da frigo.

Tutte queste parole per dire che mi manca la carta dell’agendina telefonica sotto ai polpastrelli,l’odore delle foto appena sviluppate,le dediche radiofoniche,i biglietti d’invito alle feste su carta colorata e il contatto umano,quello più autentico sebbene più complesso e favoloso.

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