Newyorkitudine.

(Errata Corrige. Sarebbe Napolitudine ma,quella ancora,non la posso provare).

 

Neologismo,questo mio,per rendere la mancanza visibile anche se illimitata,sconfinata,intensa per questa metropoli dal cuore d’acciaio e foglie che amo,sì posso dire che amo. Senza timore,remore,retromarce.

La amo senza condizione alcuna.

Mi viene in mente ergo New York (come ogni giorno ma,oggi,in maniera amplificata) perchè per un attimo mi sono sentita parte di una scena che pareva tratta da commedia americana.

Commedia? Dramma? Cortometraggio? Lungometraggio? Film d’essai? Blockbuster?

Ancora non lo so.

I miei carissimi,attenti e pazienti amici mi hanno regalato stampe colorate e in bianco e nero di questa Città : c’è lo splendore disarmante dello skyline,il ponte che porta verso la Brooklyn coccodrilli e mattoni rossi,il fiume che è oceano di specchio.

Ma,oltre quelle stampe io immagino le luci tiepide del Greenwich Village,gli idranti tricolore di Little Italy,il cielo rosa cipria delle otto di sera,i sassolini di Central Park che mi entravano nei sandali,il profumo del Ginger Ale e le bollicine che mi salivano al naso,quello Schiele di un’intensità rara e di bellezza densa al Guggenheim,una farfalla in una vagone della metropolitana.

E un murales a Jane Street incredibilmente simile a quello che sta sotto casa mia qui a Roma.

Perchè vedi New York e poi…poi vivi perchè la vuoi vedere di nuovo.

E ancora,ancora,ancora.

Ecco forse perchè la amo.Non esagero.

Mi manca ma so che c’è,che a modo suo mi aspetta,che è con me nel mio quotidiano e nel mio straordinario,che la aspetto anche io a mia volta e non ho paura dell’attesa.

E per chi pensa io mi stia accontentando delle mie stampe,dei miei pensieri e di queste parole per desiderare un ritorno verso quella metropoli d’asfalto e di stelle inesistenti,per coloro i quali pensano che io mi stia accontentando di un simulacro di questa città per provare un sentimento indefinibile e autentico verso quest’ultima si sbagliano di grosso.

Forse sono gli altri che si accontentano di città senza ambizioni,di viaggi poco competitivi,di percorsi meno intensi,di luoghi facili da conquistare.

Le persone hanno paura se non hanno condizioni,regole,luoghi comuni,mappe,strade segnate.

Io no.

Non parto domani per raggiungere questo mio amore di città,non so quando ci tornerò,non so cosa mi possa legare a questa città o cosa mi legherà ad essa ma,me la vivo e me la godo tutta quanta comunque. Nel ricordo come in un progetto futuro,come un viaggio. Il viaggio.

 

 “If I can make it there, I’ll make it anywhere…”

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Un commento su “Newyorkitudine.

  1. tilladurieux ha detto:

    Mi sembri me quando parlo del Southwest.
    Mal d’America per entrambe, mannaggia! E andiamo!

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