Lezioni di nuoto in mare aperto.

Perchè tu possa sentire la mancanza di una persona,perchè tu possa far aderire su viso e collo,arrogantemente,l’odore blu e denso del vuoto che ha lasciato,perchè quella persona possa mancarti ebbene…

…ebbene quella persona dovrebbe sfiorato almeno una volta le tue federe prive di sogni lieti e dovrebbe averti dissetato con la stessa illusione di un’acqua frizzante.

Dovrebbe averti ferito come una spina di rovo e curato facendoti affondare le mani in un cesto di more.

Dovrebbe essere influenza latente e,al contempo,spicchio d’arancia in convalescenza.

Ma,la sensazione,il contrasto,il silenzio,la carenza del corrispettivo idioletto sentimentale non può promanare solo da te.

La mancanza è affetto leggero che si incontra a metà di un ponte di legno chiaro; sentire la mancanza non può essere come un biglietto vidimato solo per l’andata,una chiamata senza risposta,uno specchio senza riflesso.

Dovrebbe essere come nuotare senza stile a perdifiato,in mare aperto senza mai aver preso una lezione di nuoto con l’incoscienza e il rischio di affidarsi al solo istinto di sopravvivenza che dovrebbe accomunare attese e speranze simili.

Non ci si può buttare nell’oceano senza criterio eppure si potrebbe imparare a stare a galla insieme.

Ed è l’apnea improvvisa,sono le bracciate stanche e l’acqua salata che brucia il palato che ti fanno arrivare ad un certo punto,un punto inconsistente e soffocante tra aria terrestre e annegamento simulato.

Arrivati al suddetto punto ergo sarebbe meglio cominciare a dimenticare questa mancanza,questo vuoto,lavorando di razionalità,perpetuando ed argomentando logiche e pregnanti motivazioni per cominciare a prendere lezioni di nuoto.

Basta rischi,zero sopravvivenza solo tecnica,stile e vita.

Imparate a nuotare da soli.

 

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5 commenti su “Lezioni di nuoto in mare aperto.

  1. tilladurieux ha detto:

    Bellissimo questo post! E’ vero, la mancanza non può nascere in una strada a senso unico.

  2. vetrocolato ha detto:

    Non conosco le vie di mezzo. O mi butto senza cognizione, e di solito molto ingenuamente, nelle cose, o non mi butto affatto. E, di solito, non mi butto. Va da se che quando sento l’istinto che preme forte da dentro per farmi lanciare in un nuovo fondo da esplorare, prendo delle facciate paurose. E’, pure, difficile che mi penta dei salti nel vuoto che faccio. E poi, quando cerco disperatamente di tornare a galla, scappando furiosamente dall’abisso privo di confini, arrivo in superficie calma e serena, priva di pentimenti. Ed è’ qui che arriva la mancanza, la nostalgia per il mio tuffo alla cieca che, tra spavento e delizia, mi ha fatto provare QUALCOSA. E’ mancanza di una persona, e’ amore non ricambiato, oppure solo immaginato e che non mi ritorna indietro. La mia mancanza c’entra poco con la razionalità. Gran post, il tuo.

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