Esplosione terapeutica.

Se in qualche modo e finalmente smettessimo di condensare pensieri e reazioni instabili,se ponessimo fine ai conflitti superficiali ed ai contrasti più intensi,se ci potessimo liberare dal passato così radicato e così meschino,ebbene se facessimo tutto questo persone come me non avrebbero che problemi esistentivi e energie moltiplicate.

Tempo disperso e introvabile,ritagli e frazioni di secondo interminabili per potersi preparare una risposta adatta a vari interlocutori apparentemente scomodi e schivi; ore che fanno sobbollire infinitamente una rabbia oramai solo latente,giorni divenuti variabili e tempestosi,mesi di decompressione inutile.

Momenti che si dilatano e si dedicano all’infittirsi sconsiderato di domande,di finti esami di coscienza,di ricerca di quel maldetto manuale di sopravvivenza che contenga istruzioni ben definite,disegnate,nitide.

Banale dire che il manuale non esiste,che le regole per l’atterraggio d’emergenza le scriviamo noi.

Più che banale lo definirei a dir poco inutile.

E’ il retaggio,ciò che fu che non è mai finito,a non essere un’azione grammaticalmente definita; è sempre adatto l’uso dell’imperfetto per certe azioni,per certe congetture,per alcune vicende.

Eppure del tempo remoto ne faccio castelli di carte,di ciò che non è costruisco fondamenta d’argilla,di ciò che non può essere fabbrico ordigni rudimentali ed improvvisati.

Ebbene vorrei che il castello di carte bruciasse,che l’argilla cedesse,che l’ordigno esplodesse,deflagrasse.

Ma,pare,che carta,fango e dinamite siano materiali di sfida,impossibili da distruggere.

Forse si dovrebbero combinare tutti questi elementi per la piena e più radicale eliminazione?

Dovrei forse fare esplodere un castello di carte e argilla insieme,far così finire per sempre ciò che era,ciò che fu,tutto insieme,in un colpo?

Bum.

E le macerie,i resti,le scorie sparse di quell’esplosione…cosa me ne potrei fare?

Rimarrebbero pezzi violenti e sconclusionati,vedrei esteriormente e materialmente ciò che non voglio vedere perchè sta tutto tra le mie costole e la parte posteriore della mia testa,un po’ dietro al collo,un po’ alla sinistra del petto.

Quindi dovrei ricominciare da capo,trovare altre tecniche per polverizzare anche quelle rimanenze terribili.

Chi me lo fa fare?

Ma soprattutto perchè?

Un po’ di questi pezzi senza contorni,un po’ di ore sparse e sofferenti,un po’ di risvegli senza respiro,un po’ di insonnia cronica,un po’ di sale per condire una pelle senza pietà alcuna,io li lascerei ai miei perenni interlocutori mancati,ai soliti idioti anacronistici,a coloro i quali cercano la perfezione stupefacente,a quelli che non sono nati per comprendere,a quelli dell’egoismo più puro,a coloro i quali non hanno educazione e leggerezza,alla gente che non ha filtri,a chi stupido è chi lo stupido fa.

E preferisco donarmi tutta intera a chi ha per me il pensiero del mattino,a chi fa prendere aria al mio sorriso,a coloro i quali mi stringono forte senza pretese,a chi mi dedica canzoni mirate,a chi si assicura che io riposi per bene,a quelli che mi nominano su onde radio,a quelli a cui vengo in mente quando si fa più freddo,alle persone che meritano la fetta di torta più grande.

 

 

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2 commenti su “Esplosione terapeutica.

  1. tilladurieux ha detto:

    C’è ancora qualche scemo che cerca la “perfezione stupefacente”???

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