Guardando avanti,su questi gradini.

Su questi gradini il mare si sente sulla punta delle dita; rivedo ciò che ero,vedo ciò che voglio essere,guardo quello che desidero.
É un’altezza inattesa che non fa paura, é un rischio che va preso senza sciogliersi in alibi confusi, é un momento che va raccontato come favola senza morale.
Su questi gradini scrivo di chi non sa, di chi vorrei che sapesse, di chi con il tempo saprà.
E i timori si diradano come foschia gelosa che non vuole mostrare il mare.
E le titubanze scompaiono in onde avvolgenti come se la schiuma di una cresta arrogante le volesse inghiottire per sempre.
Non sapere ciò che si vivrà nell’imminenza deve farci appassionare al rischio non farci correre dalla parte opposta; non sapere quello che ci riserva il futuro deve spingerci oltre al confine e non renderci fobici di avventure.
Queste parole le dedico ai miei compagni di viaggio:a quelli che ho incrociato su questi gradini, a quelli che mi hanno aperto la loro casa e mi hanno accolto splendidamente,a quelli che hanno sempre il tempo per ascoltarmi, a quelli che mi hanno tenuto per mano in volo, a quelli che ho fatto ridere e che mi fanno ridere,a quelli che completano le mie frasi, a quelli che mi insegnano cose che appartengono al mondo della meraviglia, a quelli con cui il confronto non mi basta mai e a quelli con cui basta uno sguardo.

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