“Perchè? Perchè no?” “No. Perchè no”.

Io credo che bisognerebbe sempre dare una spiegazione ai bimbi quando chiedono il perchè delle cose e non lasciar loro sospesi nel dubbio di un imperativo che in realtà cela solo la pigrizia di una didascalia.

“Perchè non posso uscire a giocare?” – “Perchè no!”.

Ma che risposta meschina. Che risposta inutile,distruttiva.

Uguale per le persone grandi, intrecciate in questo trauma dell’inspiegato, dell’approssimativo, dell’imbastito.

Non è certo con un “No” che possiamo acquisire tratti di decisione, di rispetto, di autorità. Anzi. Questa risposta negativa senza potenzialità interpretative alcune ci rende solo degli idioti.

Magari le mille sfumature di spiegazione maturano in noi, altrimenti, dovremmo considerarci degli adulti assai superficiali.

Mi piace pensare al “Perchè no?” come un bugiardino senza gli effetti indesiderati indicati: in quell’istante preciso c’è solo la possibilità che quella cosa faccia bene, che sia medicina e non veleno. (Mi perdonino gli eruditi la citazione ovvia al tetrafarmakon, ma è quella la pozione universale).

Ed io vorrei pensare sempre al “Perchè no?” delle cose, vorrei sempre pensare che un’aspirina è solo una caramella potente che ti fa  passare l’emicrania ma in realtà non è per me, non è del mio mondo, non si accorda con i miei istinti, non combacia con i i miei intenti.

Io penso sempre agli effetti collaterali. Sempre. Per deformazione, per timore, per imbarazzo.

“E se mi facesse male? E se il dosaggio è esagerato? Se poi sono allergica? Se poi ne divento dipendente?”.

Ipocondria di una debolezza, forza di un dubbio, paura del benessere, sensazione di artificio. Non lo so, non saprei.

Questo “Perchè no?” è splendido così come è misterioso, è incoraggiante così come razionale.

Ma, (perchè lo avrete notato oramai che io adoro i “ma”) alla fine una cura ci dovrà pure essere; una medicina immediata,differente,alternativa la si trova sempre.

All’acido dell’aspirina forse sarebbe meglio preferire un film vecchio quanto obsoleto, un abbraccio inatteso quanto sperato, un’uscita improvvisata quanto programmata nei sogni, una telefonata incredibile quanto reale.

Non comprendo mai le persone che si negano totalmente all’esperienza di un “Perchè no?” perchè fin da quando ero alunna diligente mi hanno sempre spiegato che due negazioni affermano.

“No. Perchè no” è un SI enorme senza argomenti ma con una latente potenza didascalica da far impressione.

Non sto con te perchè no. Non esco con te perchè no.

Non ti parlo perchè no. Non ti voglio perchè no. Non ti cerco perchè no. Non ti chiamo perchè no.

Non ti abbraccio perchè no. Non ti invito perchè no.

Tutti alibi debolissimi, tutti aneliti inespressi. Tutte stronzate.

Se c’è un perchè c’è sempre una luce di attesa, di aspettativa, di fantasia.

Se dovesse mai capitarvi di essere nel limbo, come è lecito che sia, sommergetevi di domande, immergetevi nelle interrogazioni, fatevi sopraffare dall’insonnia di una risposta ma poi sciogliete quei punti interrogativi perchè vi tengono legati a non si sa cosa, non si sa come, non si sa.

Non lo sapete manco voi.

 

 

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