La pazienza volontaria di un organo involontario.

tumblr_mbk7fej10X1rerguxo1_500 Oggi ermetica, oggi sintetica, essenziale perchè le parole non si meritano tutto questo caldo e non è giusto che io mi metta a scrivere egoista nel mezzogiorno di un Giugno confuso.

Una suggestione ieri notte, tra i rimbalzi di una traduzione difficile di una lingua che volevo a volte sentire e non ascoltare e un consiglio sconosciuto da chi ha innocentemente preteso di sapermi leggere dentro.

Non ci ho dormito la notte, vediamo se non ci dormirete nemmeno voi.

“Segui il tuo cuore”.

Ma dove? Perchè?

Al massimo seguo il mio naso, i miei occhi, le mie mani.

Ma il mio cuore proprio no. Sta bello fermo lì, palpitante forse, instabile sì, ma racchiuso, incluso.

Fermo nell’impossibilità di primi passi. Anche se questo non vuol dire che il mio cuore non voglia camminare, questo non vuol dire che il mio cuore non voglia correre.

Questo non vuol dire che il mio cuore non voglia.

La pazienza dell’organo più splendido è incredibile, ma la pazienza addolcisce le pareti e illude i vasi sanguigni.

Non bisogna forse avere timore di tempi vuoti durante questa nostra sospensione di intenti: i tempi vanno riempiti con la sincerità di un desiderio inespresso, con la voglia di scoprire scoprendoci.

E poi attendiamoci: perchè l’argento si beve ma l’oro si aspetta.

(Ma mo’ non esageriamo con l’attesa, però, che poi il lingotto me se svaluta.).

 

 

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