Una canzone per me.

imagesC’è una canzone che in questi giorni mi è entrata proprio tra le clavicole e il collo, in un posto che tiene il respiro in scacco, in quel posto che se premi un po’ troppo quasi soffochi.

La traduco direttamente, non capisco le note, ha battiti di cuore finti all’interno, la canta un ragazzo inglese con gli occhi colore di un prato che non brilla.

La ascolto la mattina, prima di ricordarmi che devo bere almeno due bicchieri d’acqua, prima di capire che la notte il telefono non ha squillato, prima di pensare che… Prima di non pensare.

C’è questo violino che vibra, un piano di cui noto solo i difetti, una voce di nobile velluto.

C’è un’altra canzone che in questi giorni mi ha tenuto per i polsi e per le braccia, mi ha fatto sedere con la testa tra le mani, distendere senza sapere quando mai mi sarei potuta rialzare.

La ascolto nel profondo della notte, perchè anche se il giorno dopo non devo prendere alcun aereo questa è una canzone che mi farebbe passare la paura di volare. Perchè questa canzone me la mette la voglia di volare.

La canta una donna che nutre maledette speranze effimere, che quasi quasi mi ha convinto, che la vorrei chiamare al telefono per dirle che se non è vero quello che sta cantando le arriva una sberla.

C’è una terza canzone che mi sta premendo sulle tempie potente, che ha bassi che muovono gli incubi, che ha dei vocaboli di non amore splendidi, che ti scorre sui polsi come l’acqua di una fontana fredda dopo una corsa nei campi.

La ascolto mentre vado in bicicletta e se sono sola la canto pure eh, mica mi vergogno.

La canta un uomo che non so perchè ma secondo me ha costantemente il cuore spezzato e il sorriso timido di chi ha studiato i tasti che preme per un tempo incalcolabile.

Un’altra canzone che ascolto costantemente non ha parole ma scivola sulla pelle dopo una doccia. la respiro come sapone di marsiglia, la vorrei indossare per andare a cena da qualcuno di speciale.

E’ un tango orientale, un tango che fa il giro di tutto il mondo e brucia come cera ardente e sole sconosciuto. Un tango che trascina passioni su tavole di legno, un ballo che non è stato compiuto, una danza che cerca gli occhi complici di un compagno lontano.

La quinta canzone è familiare,ha frasi in un italiano ricercato e sbadato, ha una chitarra insolita che pare volutamente monotona, scandisce il ritmo lento di una richiesta da esaudire. E’ una favola della buonanotte, un articolo di giornale complesso, un cruciverba da risolvere in due.

La canta mio fratello Giulio che con la sua voce mi culla, mi consola, mi abbraccia con quella tenerezza di confetti colorati e il calore timido di chi ti stringe le dita quando fuori c’è una tempesta cattiva.

E’ la mia richiesta personale espressa con le parole di chi mi conosce meglio e non mi farebbe mai del male. E questa canzone cela una delle mie citazioni preferite, una di quelle locuzioni che mi tatuerei sulla schiena: “E tu ce l’hai un cuore da scartare…come alla vigilia di Natale?”.

La penultima canzone è la storia di due persone che non sanno se dirsi addio, non conoscono ragioni, hanno perso rotta, timone, orizzonte. La musica è impercettibile, ci si concentra su parole da interpretare, su viaggi da intraprendere, su attese dilatate, su ritorni senza senso, su arrivi laceranti.

La ascolto quando sono in macchina ché magari decido di raggiungere chi voglio. Chi devo, chi vorrei. Chi posso.

La canta un maestro, un principe italiano delle poesie, un raffinato conoscitore di anime perse, di bicchieri da riempire, di occhi lacrimanti, di sorrisi ariosi, di leggerezza che trafigge.

E poi c’è l’ultima canzone.

Quella che mi fa stringere i pugni, chiudere gli occhi, respirare con il naso, bere del vino rosso, calmare il cuore, distendermi sull’erba, camminare in punta di piedi, piangere lacrime tiepide, girarmi nel letto centinaia di volte, urlare in mezzo al nulla, fotografare alberi altissimi, dissetarmi di temporali, stringere le spalle, aprire le braccia al tramonto.

Quella che non voglio ascoltare troppo per non stancarmene.

L’unica che vorrei ascoltare ma che non riesco più.

 

 

 

 

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