Ancora, àncora. Non ancora.

light_anchor-4309Ti voglio raccontare una storia che inizia così.

Il cuore è come un àncora.

Sai?

E con i giorni e le tempeste che passano, con le notti e i soli roventi sulle vele bianche, con le polene violentate dalla salsedine che non perdona, con il vino compagno aspro e legnoso, con la speranza verde di terra all’orizzonte, con le bussole senza magnete e i compassi senza punta, insieme a tutto ciò troverai il porto sicuro per la tua àncora.

Ma attenzione perchè ci saranno venti implacabili e piogge fendenti, la tua pelle soffrirà la luce riflessa e i tuoi occhi si abitueranno solo a cieli illuni; sarà oblio e scoperta, ansia e pacatezza.

Ma arriverà, il porto sicuro per la tua àncora arriverà.

E non ci sarà ruggine,no.

Non ci credi?

In quel dì si apriranno i forzieri: dobloni splendidi, smeraldi consolanti, perle senza lacrime, monete di pregio ma senza valore, corone poco regali e solo simboliche.

Eccolo lì. E’ forse quello il tuo tesoro?

No. Il tuo prezioso è l’àncora ferma lucente, il porto è sicuro, l’acqua che non è più nemica; e così le vele paiono spose, il timone si ferma saldo.

Il tuo vino diventerà nettare denso, gli abbracci che di certo riceverai ti toglieranno la sabbia dalle spalle, sarà incantevole fermarsi a galleggiare in mare aperto senza paura.

Il cuore è come un ancora.

Ancora, sì non àncora, hai capito bene.

Ancora batte, si apre, nuota, beve l’acqua salata, ancora.

Sai che gliene frega al cuore, il cuore vuole ancora.

Perchè il tuo cuore adesso è da mangiare come una pesca matura, da camminare in un campo di terra umida, da stropicciare come lenzuola bianche di lavanda, da urlare sul ponte di un veliero coraggioso.

Il cuore è ancora la chiave persa di un diario segreto, il tulle che si scolla dalla ballerina di un carillon.

E ancora vuole il tuo profumo di uva bianca misto a zolfo di un cerino, ancora vuole il timbro di una voce colorato, ancora le mani scolpite e sicure.

Non è una storia sai questa qui, io ti ho mentito. E’ che io volevo raccontartela lo stesso.

E tu sai che cos’è.

O forse non lo sai ancora.

Ancora, àncora. Non ancora.

 

 

 

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