“Tu con la testa, io con il cuore”.

Piero_Ciampi_05_47422“Tu, tu mi hai amato con la testa.
Io, io ti ho amato con il cuore.
Forse il tuo amore è più giusto
forse il mio è più forte.
Io ho paura della tua memoria
perché fai troppi conti col passato
e castighi i miei errori
ignorando i tuoi e poi
tu hai sposato il tuo orgoglio
con la vanità.
La nostra è una battaglia molto dura perché noi
non ci concediamo mai un perdono,
io col sentimento ti spavento
tu con la logica mi sgomenti.
Se dici che siamo soli su questa terra
cerchiamo di evitare un addio:
andiamo avanti con questo amore
andiamo avanti
tu con la testa, io con il cuore.

Questo nostro amore è una cosa…
una delle tante della vita.
Noi stiamo rovinando tutto con le parole
queste maledette parole…”

(P.C)

Io ho provato a cercare, ricercare, scovare, guardare, osservare, annusare parole migliori di queste ma non ce l’ho fatta.

Non ce la farò mai credo; mai potrò, mai vorrò eguagliare queste frasi perfette che sono appropriate come le braccia degli amanti sotto ai cuscini, esatte come la dose giusta di marmellata sul pane, calzanti come un vestito estivo sbracciato.

Questa canzone la conobbi tre anni fa circa. Ero in una situazione simile a quella in cui mi trovo ora: braccia conserte, cuore aperto, bocca in castigo, occhi pensanti, silenzi percettibili.

E come allora anche oggi sono piena, piena, colma, bagnata di domande, di sospensioni terribili, di quesiti intricati.

Di certo è capitato anche a voi di trovarvi in questo momento. In questo limbo indeterminato, in questo elastico molle.

Immaginate di aver appena aperto il vostro animo a qualcuno e che il bagliore che voi volevate donare a questa persona sia stato oscurato.

Immaginate che ci sia un ragionamento di terrore che respinge la vostra ingenua propensione al rischio sentimentale.

Immaginate che voi abbiate offerto il vostro muscolo sublime pulsante nelle mani di qualcuno che per quanto scottava il vostro ardire  ha lanciato quello stesso muscolo in cielo senza attendere che ricadesse tra le sue mani.

Immaginate che voi abbiate usato troppe parole confuse perchè la semplicità del vostro sentire non credevate fosse abbastanza per il vostro interlocutore.

Immaginate di essere la persona che ha usato il cuore.

Immaginate che l’altro abbia usato solo la testa.

E pensate che la verà lucidità la avete avuta voi.

Pensate che paradosso speciale. Con il cuore,voi. Lucidi. Ma lucidissimi eh.

Mi capita poco spesso di voler parlare di quello provo. E non ho paura a dire che questo momento arriva quando penso di voler stare completamente accanto ad una persona.

Non perchè voglio di più ma perchè sento di più.

Vi capita mai?

Non è gelosia, non è esclusiva, non è monogamia.

E’ sentimento.

Ah, che paura ‘sto sentimento. E mica chiamiamolo Amore,per carità che qualcuno scappa.

E non chiamiamolo Amore perchè sarebbe arrogante e non veritiero.

Chiamiamolo Sentimento perchè, se posso, confesso che alla parola Amore scapperei pure io adesso.

Io voglio stare completamente accanto ad una persona. Sì.

Ma che bello, no?

Ma come facciamo se l’altro con la testa ci infila in problemi di un futuro anteriore così calcolato e probabile?

L’altro con la testa, noi con il cuore.

Come facciamo a convincere l’altra persona che la solitudine condivisa è magnifica, che stare soli non ci spaventa ma ci spaventa non poter condividere tanto, tutto, troppo con l’altro?

Come si fa a prendere per le mani, per lo sguardo, per il collo una persona e convincerla che non è la convenzione, non è la legittimazione sociale, non è l’impedimento ma è solo il Sentimento?

Il Sentimento che non è niente ed è magnifico. E non lo infiliamo nelle scatole dei cioccolatini, non incartiamolo,non doniamolo con una dedica e lasciamolo come deve essere.

Puro. Ricercato. Presente. Niente.

Il Sentimento. Che è come il silenzio: se lo nomini non esiste più.

Noi con il cuore, l’altro con la testa.

E io sto così.

In questo momento.

Io con il cuore, Lui con la testa.

 

 

 

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