Sulla vita e sul tresette.

accuse

Io non so se voi abbiate mai giocato a tresette o pensato alla vostra vita.

Io ho compiuto tutte e due queste cose; e le ripeto, in ordine distratto, sfumando le esigenze,

Facile partire con un’allegoria immensa e arrogante sulla vita come un’illusione di gioco, sul Fato come abile mescolatore di carte conosciute.

Aspettate: facile no, magari semplice sì.

Ho pensato a tutta la notte all’esistenza paragonata ad una partita a tresette compiuta in uno stato di quasi inconsapevolezza ma sapiente di mosse e pazienza.

Tra le miriadi di giochi a carte io ho scelto proprio questo ed è quasi palese trovare per me immediatamente un perchè.

Le carte sono negli occhi.

E sono ingannevoli gli sguardi nel poker, lentissimi e appoggiati quelli del burraco, feroci quelli della briscola.

Ma nel tresette hai sguardi di smisurata fiducia, nel buio delle decisioni del tuo compagno, nel ritmo serrato della prossima scelta azzardata.

Si devono rendere simbiotiche le scelte, rendere complementari quelle dell’altro.

Velocemente, tenendo a mente tutto quello che è passato sul tavolo e pensando a tutto quello che potrebbe passare.

Superare conservando.

Non è indifferente scegliere con chi giocare, con chi fare coppia, con chi fare squadra.

E non è mica detto che si debba scegliere il più bravo. Mica servono i primi della classe in questo gioco.

E non è mica detto si debba scegliere il più empatico, il più simpatico, il più sicuro.

Ci si trova, si prova, si procede a tentativi, si sceglie dal mazzo la carta che può abbinare la coppia.

Oppure è sintonia, è travolgente divertimento a giocare con l’altro.

E’ voglia di guardarsi fisso per ore.

E’ goliardia.

E’ trasporto.

Giocare a tresette è una delle cose che io amo di più, sono letteralmente dipendente dalle dinamiche di questo gioco.

Ammettendolo senza problema alcuno, mi piace.

Spesso sbaglio, non comprendo la mossa giusta, non riesco a scegliere tra il rischio e la sicurezza.

E mi incazzo pure quando agisco in leggerezza.

Ogni tanto faccio delle buone giocate, ho intuizioni lodevoli e sorrido se rendo la mia mossa concomitante a quella dell’altro. E adoro anche quando la mossa decisiva la faccio io.

E sebbene io non abbia ancora trovato il mio compagno, sebbene io non sia ferma ma emotiva anche tenendo quel ventaglio di figure in mano, sebbene io perda miseramente dando colpa alla sfortuna, io ci gioco ancora e ancora..

E si sprecano sguardi, e si trovano quelli giusti, e se non si trovano gli occhi che completano si troveranno.

E si batte il pugno sul tavolo per indirizzare il gioco, si dichiara, ci si dichiara, si accusa, a fine partite si discute sulle scelte, si annuisce impercettibilmente quando va bene.

Quando va bene quasi non serve farlo capire.

Le carte vanno giocate poi tutte, i punti alla fine sono conti vuoti, si arriva diretti al trentuno con la voglia di ricominciare, di infinite belle rivincite.

E le vittorie si ricordano ridendo, le sconfitte si superano ridendo ancora di più

Nel tresette, come nella vita.

Sulla vita e sul tresette.

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