Scrivi sul Settembre, scrivi del Settembre.

AIN_6TIo mi sveglio e mica mi rendo conto che è Settembre.

E allora istintivamente mi metto a cercare e poi ascoltare a ripetizione una canzone improbabile, di quelle ascolti solo per puro caso quando ti sintonizzi su qualche stazione radio remota che ne trasmette la versione più ovattata e graffiante perchè forse non è venuto in mente a nessuno di mandare la versione digitalizzata (o come si dice, non lo so).

Che secondo me certe canzoni manco chi le ha scritte si ricorda più di averlo fatto.

E anche a me piacerebbe non ricordarmi di aver detto,fatto o scritto qualcosa, ogni tanto. Ogni tanto, più spesso.

E ora che scrivo seduta penso a cosa vuol dire Settembre, penso a quello che ha sempre significato.

E il pensiero squisito mi aiuta: mi aiuta a pensare che sarebbe bello poter tirare fuori di nuovo i quaderni in questo Settembre, attendere la metà del mese per annusare il legno delle matite e quello strano odore della colla che non sono mai riuscita ad abbinare ad un odore più noto.

Sarebbe bello capire oggi che gli errori a penna non si possono mica cancellare con la parte blu della gomma, sarebbe bello magari strappare la pagina, non quella a metà tenuta insieme con le graffette però, una pagina a caso, far vedere che si è voluto proprio strapparla ma mica perchè si è commesso uno sbaglio. Solo per avere una pagina pulita sotto, una pagina bianca.

E su questo quaderno mi piacerebbe scrivere qualcosa che non ho detto mai, mi piacerebbe scrivere qualcosa di incomprensibile, mi piacerebbe non scrivere se non mi va, mi piacerebbe scrivere più forte che posso.

Mi piacerebbe avere un quaderno che non ho paura di finire,che non ho paura di rovinare. Mi piacerebbe avere fogli infiniti, fogli colorati, fogli che non ho, fogli diversi da mettere insieme in una raccolta ridicola e profonda.

E poi mi piacerebbe che qualcuno mi scrivesse qualcosa che non mi ha detto mai, mi piacerebbe che qualcuno mi scrivesse qualcosa di incomprensibile, mi piacerebbe che qualcuno mi scrivesse più forte che può. E sarebbe splendido raccogliere tutte queste cose in maniera ridicola e profonda. (Io le metterei nel mio quaderno).

Penso che più diventiamo grandi e più crediamo che queste cose non si possano fare, che nessuno possa pretendere la realizzazione di queste richieste, che qualcuno possa poi mai fare questo tipo di richieste. Che nessuno possa scrivere sul nostro quaderno e magari manco noi possiamo scrivere sul quaderno degli altri.

Ma ne siamo poi così sicuri?

Io non ho tante cose sicure in questo momento e lo so.

Ma una cosa sicura che ho sono le parole: questi doni immensi che mi fanno tremare i polsi, mi fanno riempire fogli, mi fanno una paura che ogni tanto vorrei vedere, sentire, toccare, provare solo bianco, nero o silenzio totali.

Ma poi arrivano loro che di forza, di una forza deterrente mi vengono in sogno e mi stringono le spalle, mi accarezzano la testa, vogliono entrare dalle mie narici, vogliono stamparsi sul mio quaderno.

Una prepotenza le parole, una prepotenza di parole, una prepotenza di cui credo non mi libererò mai.

E quante ne scrivo di giuste, quante ne dico di sbagliate, quanti fogli a quadretti mentre parlo vorrei strappare, quante copertine lucide vorrei cambiare ai miei discorsi, quante, tante.

Quante righe da annacquare, quante parole di cui ho dubbi ortografici, quante parole nuove che sembrano sotto spirito, sembrano fiocchi di neve chiusi in cristallo sintetico, sembrano ali di libellula verdi, azzurre, velocissime.

Voi ne avete di cose sicure?

Voi siete sicuri delle vostre parole?

Se sicurezza è stabilità forse non sono sicura nemmeno io (e non lo sarò mai) ma, se la sicurezza (anche delle parole) è desiderio allora io sono sicura.

E il desiderio è la cosa che meno si può contenere, è la cosa più difficile da equilibrare, la più bella da dosare, la cosa più difficile su cui scrivere, su cui dire, su cui pensare. La cosa che ci spinge alla contemplazione, alla passione meno arrogante, all’appassionarsi bene, alla compassione leggera. La cosa che mi spinge a scrivere, che mi spinge a non scrivere.

E credo che se al desiderio non si comanda, forse alla testa sì, al cuore un po’ meno.

Le parole poi comandano noi, quindi ve lo dico, stiamo fregati.

(Sicuramente).

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...