Un Lunedì, un Martedì, un Mercoledì, un Giovedì, il Venerdì, un Sabato, una Domenica.

10868028_10155072646545595_2316675762970581450_nIl calendario è un bagno caldo di giorni,

le ore sono le bolle di sapone adorato che scoppiano impercettibili su pelle da lavare,

i minuti, i minuti sono interminabili cammini scalzi, nudi, in cerca delle mutande e con l’asciugamano che scivola dalle spalle.

I secondi nemmeno esistono nel tempo che si dedica, perché sono tutti attimi, momenti, respiri di narice, respiri di bocca, respiri bocca a bocca, respiri sotto il getto d’acqua che male si miscela dal rubinetto capriccioso ma che poi, poi sì che si adatta al nostro viso da svegliare.

Il tempo è acqua.

Il tempo è acqua caldissima che profuma.

Il tempo è acqua fredda che desta.

Il tempo è acqua da bere che pizzica tra le gengive e il labbro inferiore.

Il tempo è acqua da tenere tra le mani messe a scodella, pronte a dissetarsi.

Il tempo è acqua di una fontana illimitata di ninfee e pesci argento.

Il tempo scandito, il tempo candito, il tempo candore, il tempo cantore, il tempo attore, il tempo regista, il tempo antagonista, il tempo amante, il tempo abbacinante.

La settimana è una doccia lunghissima di pioggia e nuvole di cotone, è una visione di lampi e di tuoni trattenuti, è una commozione di abbracci che si sciolgono come lo zucchero girato nel caffè, è il senso di vestiti piegati al bordo del letto, è uno specchio retrovisore che cerca chi sa di voler seguire, è una voce di timbro e di tempera che riconosci per radio, è un calice sincero e rivelatore di parole rosse liquide.

La settimana ha Lunedì spietati di sveglie radicate innaturali, ha Martedì di malinconia che spreme e preme come mani spaventate, ha Mercoledì di calma sicura silenziosa timida apparente, ha Giovedì di dubbi fortissimi di neuroni incredibili increduli e di coronarie condizionali condizionate sicure, ha Venerdì di albe di rosa di viola e di neve remota da baciare con labbra di fiducia, ha Sabati dilatati come mattinate molli infinite di colazioni che diventano cene sbattendo le ciglia, ha Domeniche di odore di erba e fango e latte a letto e amore in piedi e pigiami come vestiti della festa e biciclette correnti sulla corrente e contro.

E io pensavo che ogni giorno fosse differente variegato e avevo ragione.

E io pensavo di non potere donare i giorni ma regalarli e basta e mi sbagliavo.

E io pensavo che il tempo fosse una settimana enigmistica enigmatica.

E io pensavo che il tempo fosse galante invece è maleducato e ribelle.

E io pensavo che il tempo non tornasse più invece torna meglio torna eccome.

E avevo ragione.

E io pensavo che il tempo fosse una condizione, non condizionale.

E mi sbagliavo.

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