Sulle righe d’argento e sugli insediamenti umani.

DarkCloudSilverLiningMolto più spesso di quanto io riesca a sognare, scrivere, dipingermi in faccia, cucire addosso, spalmarmi sulle braccia, bagnare con la lingua, calpestare a piedi nudi, saltare, sentire e molto più molto più spesso di quanto succedano queste cose io cerco di accendere luci di un Natale fuori stagione, di un lampione intermittente che illumina stroboscopio la campagna desolata, di una candela tiepida di colore su una torta sontuosamente casalinga.

Cerco di illuminare, espandere in chiaro, abbracciare in luce le righe scritte d’argento del lato positivo delle cose, delle persone.

Delle persone che fanno cose e delle cose che fanno le persone.

Cerco quasi infinitamente di dare lenti più spesse e pulite alla miopia di certe situazioni ipocrite, cerco di dare visioni in alta definizione a schermi poco chiari, di emozioni sgranate e di vissuti sfuocati.

Tendo irrimediabilmente a non avere paura di rischiare di capire: come quando non temo di ferirmi con il rovo di una pianta di mora perché ne prediligo il succo e la morbidezza tra le mani e sulle labbra, prima.

E se mi taglio che importa, mi sono mangiata un frutto splendido di velluto e viola.

Mi piace scrivere con righe d’argento le storie positive degli esseri che si rendono umani.

Degli umani che si insediano felici e fieri gli uni nelle vite degli altri.

Degli umani che si insidiano tristi e soli gli uni nelle vite degli altri.

Perché anche nelle insidie e non solo negli insediamenti più splendidi io vorrei scrivere d’argento le storie positive.

Non mi spaventa non capire spesso, preferisco smarrirmi tra i percorsi senza mappe e bui e usare le conoscenze essenziali della misera geografia astronomica reminiscenze dal liceo per orientarmi in quei cieli enigmatici di persone che poco brillano.

Preferisco scrivere e pensare a tutti gli esseri umani e ancora e ancora e ancora come corrente di acqua che si spinge potente nel suo letto immenso di mare.

Preferisco credere e immaginare che alcuni -forse tanti- esseri umani siano ancora e ancora e ancora pronti a scolpire con punta di diamante quello che custodiscono di prezioso in scrigni inviolati e innocenti su alberi di vetro con foglie morbide di vento.

E mi chiedo:

Perderò mai questa penna di metallo prezioso?

Perderò mai il quaderno immacolato di peccati non originali e parole rare e scontri e fusioni di neuroni e fiori e racconti belli e di sconforti e di abbracci e sguardi di nebbia e raggi di sole?

Perderò mai la voglia di vedere una goccia che fa oceano in un bicchiere che tutti vedrebbero vuoto?

Io vorrei scrivere su righe d’argento di no.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...